
Gli studi di Olson poggiano sull'assunto che l'apprendimento del linguaggio modifica il modo di pensare e di pianificare le azioni. Da qui il passo ulteriore dello studioso canadese, il quale ebbe il sospetto che l'uso deliberato e consapevole del linguaggio nella stesura e lettura dei testi scritti potesse avere un effetto ancora più incisivo sullo sviluppo e la strutturazione della mente. I suoi studi successivi sembrano dimostrare proprio questo: la scrittura porta il linguaggio al livello della consapevolezza, che diventa poi uno strumento del pensiero riflessivo.
La scrittura, quindi, e non più solo l'uso spontaneo della lingua, sembra aggiungere una nuova forma di consapevolezza del linguaggio e, di conseguenza, una nuova forma di consapevolezza del pensiero.
A livello didattico l'Autore indica come strumenti essenziali la lettura e la critica, attraverso la discussione con gli altri, di testi scritti. La discussione sarà animata da domande come: "Cosa significa questo?"; "Quello che dici si può parafrasare con parole migliori?"; "Puoi usare parole diverse?".
Ad Olson è inoltre riferibile una nuova concezione della responsabilità nell'apprendimento, potremmo dire un cambio di prospettiva. Egli ritiene che gli insegnanti, nel rapporto educativo, siano visti a torto gli unici responsabili del successo o dell'insuccesso degli alunni. I bambini sono visti come incolpevoli a cui non si può attribuire nessuna responsabilità. La conseguenza negativa di questo atteggiamento è la totale incapacità, da parte degli alunni, di assumersi delle responsabilità, a considerare se stessi come soggetti che devono rendere conto del proprio operato. Olson, in questo cambio di prospettiva, afferma che "se avere accesso all'educazione è un diritto, imparare è una responsabilità".
Questi pensieri sono racchiusi nell'opera "Teoria psicologica e riforma educativa"
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